News

LXII Giornata Mondiale del Teatro

Il 27 marzo di ogni anno – a partire dal 1962 – tutto il mondo celebra la Giornata Mondiale del Teatro, ed ogni anno viene chiesto ad una personalità del mondo della cultura di esprimere in un messaggio il valore di questo straordinario mezzo espressivo.

Quest’anno  siamo alla sessantaduesima celebrazione ed il messaggio è stato affidato  al Norvegese Jon FOSSE,  premio Nobel per la letteratura nel 2023, autore di numerose opere teatrali e racconti anche per l’infanzia

L’Arte è Pace
Ogni persona è unica e, allo stesso tempo, simile a tutte le altre. L’aspetto esteriore, visibile di ciascuno è
diverso da quello di chiunque altro, questo è ovvio, ma c’è anche dentro ogni individuo qualcosa che
appartiene solo a quella persona, che è proprio solo di quella persona. Potremmo chiamarlo il suo spirito, o
la sua anima, oppure potremmo decidere di non etichettarlo affatto con le parole, lasciandolo
semplicemente stare là.
Ma anche se diversi gli uni dagli altri, siamo al contempo simili. Le persone di ogni parte del mondo sono
fondamentalmente simili, e questo indipendentemente dalla lingua che parliamo, dal colore della pelle che
abbiamo, dal colore dei capelli.
Potrebbe sembrare un paradosso: siamo completamente simili e completamente dissimili allo stesso
tempo. Forse ogni persona è intrinsecamente paradossale, nel legame tra corpo e anima: comprendiamo in
noi sia l’esistenza più terrena e tangibile, sia quanto trascende questi limiti materiali e terreni.
L’arte, la buona arte, riesce, in modo meraviglioso, a coniugare l’assolutamente unico con l’universale. Ci
permette di comprendere ciò che è diverso – ciò che è estraneo, si potrebbe dire – in quanto universale.
Così facendo, l’arte supera i confini tra le lingue, le regioni geografiche, i paesi, mettendo insieme non solo
le qualità individuali di ciascuno, ma anche, in un altro senso, le caratteristiche individuali di ogni gruppo di
persone, ad esempio di ogni nazione.
L’arte non lo fa appiattendo le differenze e rendendo tutto uguale, ma, al contrario, mostrandoci ciò che è
diverso da noi, ciò che è estraneo o straniero. Tutta la buona arte contiene proprio questo: qualcosa di
estraneo, qualcosa che non possiamo comprendere completamente e che, allo stesso tempo, in un certo
senso, comprendiamo. Contiene un mistero, per così dire. Qualcosa che ci affascina e che ci spinge oltre i
nostri limiti, creando così quella trascendenza che ogni arte deve contenere in sé e alla quale deve
condurci.
Non conosco modo migliore per unire gli opposti. Questo approccio è esattamente il contrario rispetto a
quello dei conflitti violenti che vediamo troppo spesso nel mondo, che assecondano la tentazione
distruttiva di annientare tutto ciò che è estraneo, unico e diverso, spesso utilizzando le invenzioni più
disumane che la tecnologia abbia messo a nostra disposizione. C’è il terrorismo nel mondo. C’è la guerra.
Questo perché le persone hanno anche un lato animale, spinte dall’istinto di percepire l’altro, lo straniero,
come una minaccia alla propria esistenza piuttosto che come un affascinante mistero.
È così che l’unicità, le differenze che si possono vedere, scompaiono, lasciando dietro di sé un’uniformità
collettiva in cui tutto ciò che è diverso diventa una minaccia da sradicare. Ciò che dall’esterno è visto come
una differenza, ad esempio nell’ambito della religione o dell’ideologia politica, diventa qualcosa da
sconfiggere e distruggere.
La guerra è la battaglia contro ciò che risiede nel profondo di ognuno di noi: qualcosa di unico. Ed è anche
una battaglia contro l’arte, contro ciò che risiede nel profondo di ogni arte.
Ho parlato qui dell’arte in generale, non del teatro o della drammaturgia in particolare, perché, come ho
detto, tutta la buona arte, in fondo, si basa sulla stessa cosa: prendere l’assolutamente unico,
l’assolutamente specifico, per renderlo universale. Unire il particolare all’universale, esprimendolo
artisticamente: non eliminando la sua specificità, ma enfatizzandola, lasciando risplendere ciò che è
estraneo e non familiare.
La guerra e l’arte sono opposti, proprio come lo sono la guerra e la pace. È semplicemente così.
L’arte è pace.

Menu